Che cosa rimane, in questo 2026, dell’opera e dell’impegno civile di Pier Paolo Pasolini, a cinquant’anni dalla sua uccisione? Ne abbiamo parlato con Massimo Zamboni, storico chitarrista dei CCCP Fedeli alla Linea e dei CSI e protagonista, da vent’anni, di un personalissimo percorso artistico solista fra rock d’autore e scrittura (il suo ultimo
libro, Pregate per ea, è uscito per Einaudi lo scorso ottobre).
Zamboni ha pubblicato lo scorso anno su disco “P.P.P. – Profezia è Predire il Presente”, reading/concerto che segue il percorso di Pasolini, come uomo e come intellettuale che ha saputo intuire le successive, laceranti, trasformazioni dell’Italia. Un percorso arricchito da vecchie e nuove canzoni, da canti popolari e dall’omaggio a Giovanna Marini, multiforme e ricco di sfaccettature come così come lo sono l’anima e il pensiero di Pasolini.
Da “P.P.P.” (2025) ci siamo ascoltati Vorremmo esserci, La rabbia e l’hashish e Lamento per la morte di Pasolini / Beati noi, e abbiamo riscoperto la primissima versione di Sorella sconfitta, cantata nell’album omonimo da Lalli (2004).
Ci ha accompagnato anche la musica dei LOSTATOBRADO (Auguri).
– Último trago: Combo Piano – Diary (2004)
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