Ci ragiono e canto: per Giovanna Marini (17 maggio 2024)

Lo scorso 8 maggio è scomparsa all’età di 87 anni Giovanna Marini: a lei è dedicata questa puntata di Zibaldone. Cantautrice, etnomusicologa, folklorista, nel corso della sua lunghissima carriera ha saputo armonizzare in un dialogo proficuo il versante dell’espressione artistica con la ricerca sulle musiche tradizionali e popolari italiane, contribuendo in modo decisivo alla definizione di quella che oggi riconosciamo come “canzone d’autore”. Utilizzando, riadattando, ibridando i retaggi della tradizione, Giovanna Marini ha creato un linguaggio musicale duttile e particolarmente adatto a raccontare le lotte e le aspirazioni di una parte della società italiana fra gli anni sessanta e i settanta, ma anche oltre, fino ai giorni nostri. Ne abbiamo parlato con Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco di Sanremo, che è tornato a farci visita per aiutarci a inquadrare un personaggio così importante e complesso. E ovviamente, sfidando i tempi tirannici della radio, abbiamo cercato qualche chiave di lettura anche nella produzione discografica di Giovanna Marini, con una piccola selezione di brani noti e meno noti.

Questa la scaletta della puntata (tutti i brani sono di Giovanna Marini, salvo dove specificato):

Ora è venuta l’ora (1976); I treni per Reggio Calabria (1976, qui presentata in una versione del 2002); Se il cielo fosse bianco di carta (1965); Lamento per la morte di Pasolini (1976, qui presentata in un video del 1978); Paolo Pietrangeli, Karlmarxstrasse (1974); La linea rossa (1967); Ho visto le macchine (1979); Ana Belén, Amarga tierra (2003, cover di Domenico Modugno).

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Distopie del terzo millennio (10 maggio 2024)

La distopia è il genere di moda in questo inizio di terzo millennio? Tra crisi economica e climatica, pandemie e guerre, il futuro non è più il sol dell’avvenire, ma una terra oscura, dove l’ottimismo è un miraggio. Se ci guardiamo intorno, tra film, serie televisive e romanzi, forse non è difficile dare una risposta affermativa alla domanda di cui sopra. Ne parliamo con Daniele Comberiati, professore di letteratura e cultura italiane presso l’Università di Montpellier e scrittore, a proposito del suo ultimo libro, la raccolta di racconti intitolata Il diario delle mie sparizioni (Besa Muci, 2024).

Ci ha accompagnato la musica di Olden (Fidati di me), Iosonouncane (Viudas), Tre Allegri Ragazzi Morti (Mi piace quello che è vero), Muni (Il lupo) e Ivan Graziani (L’italianina).

Le Ultimissime

– A volte (purtroppo) ritornano: Bruno, il comico serio

Último trago – Jesús »Chucho» Sanoja y su OrquestaNuestro concierto (Venezuela, 1961) (Il nostro concerto, Umberto Bindi)

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I segreti sporchi dell’Italia (3 maggio 2024)

La dietrologia, si sa, è uno sport molto praticato in Italia e il cospirazionismo è una moda un po’ dappertutto di questi tempi. Ciò non toglie che di segreti ce ne sono a bizzeffe nella storia italiana. Soprattutto di segreti sporchi. C’è bisogno di indagare, con serietà e etica professionale, per capirci qualcosa, evitando teorie complottiste. È quello che fa da anni Marco Birolini, giornalista di Avvenire e autore di Stato canaglia. Droga, armi, operazioni clandestine: gli affari sporchi dei servizi segreti italiani e stranieri (Ponte alle Grazie, 2023). Parliamo con lui del suo ultimo libro che mostra come negli ultimi decenni la Sicilia sia stata al centro dei traffici internazionali di armi e droga, spesso con l’accondiscendenza di servizi segreti italiani e stranieri. Con Trapani come epicentro, Birolini riavvolge il nastro di storie che appaiono slegate, come quelle di Mauro Rostagno o Ilaria Alpi, ma che in realtà non lo sono affatto.

Ci ha accompagnato la musica di Sandro Joyeaux (Jumua), Ivan Graziani (Per gli amici e La rabbia), Setak (Curre curre) e Marta Del Grandi (The Best Sea).

Le Ultimissime

Último trago: Patxi AndionQué profundo es el mar (Lucio Dalla, 1983)

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Bella ciao (26 aprile 2024)

Qual è la storia di Bella ciao? Ma soprattutto cos’è, alla fin fine, Bella ciao? “Solo” il brano simbolo della Resistenza? Un inno di libertà in tutto il mondo? In realtà, è, como minimo, anche uno spettacolo – il “Bella ciao” del Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1964 – e un disco – il 33 giri a firma del Nuovo Canzoniere Italiano frutto di quello spettacolo – che hanno segnato la musica popolare italiana. E molto altro. Ne parliamo con Jacopo Tomatis, musicologo, professore all’Università di Torino, musicista con LastanzadiGreta e autore di Bella ciao. Una canzone, uno spettacolo, un disco (Il Saggiatore, 2024).

Ci ha accompagnato la música di Bolouries (Bella ciao, 2021), Radiofiera (O Gorizia tu sei maledetta, 2016), Cristina Meschia (Povre filandere, 2018), Marco Zappa (Pelegrin che vien da Roma, 2024) e Ginevra Di Marco e Alessio Lega con Riccardo Tesi (Lu rusciu de lu mare, 2021).

Le Ultimissime di Fausto

– Último trago: Adolfo Celdrán, Bella ciao (1969)

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Viva Sergio Staino! (19 aprile 2024)

Sergio Staino ha rappresentato come pochi altri la famosa massima di Vinicius de Moraes: “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”. Fumettista, creatore del personaggio di Bobo, illustratore, regista, direttore di riviste e quotidiani, presidente del Club Tenco di Sanremo, agitatore culturale, artista a tutto tondo. Un intellettuale del Novecento, per essere sintetici. Scomparso a 83 anni lo scorso mese di ottobre, lascia un vuoto immenso. A lui dedichiamo questa puntata del nostro Zibaldone.

Ne parliamo con Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco e amico per oltre quarant’anni di Staino, e Michele e Ilaria Staino che ci parlano di un bellissimo progetto, “Satira e sogni”, che si propone di rendere disponibile in rete gratuitamente tutta l’opera omnia di Sergio Staino. Un lavoro immenso per cui si è lanciato un crowdfunding a cui vi invitiamo a collaborare.

Ci ha accompagnato la musica di Paco Ibáñez (Tus ojos me recuerdan), Paolo Conte (La giarrettiera rosa), Marco Ongaro (Il fidanzatino), Roberto Vecchioni (Millenovantanove), Michele Staino & Renato Cantini (Kanchenjunga), Eugenio Bennato & Carlo D’Angiò (A Sud di Napoli).

Último trago: Luis AguiléTe quiero (Azzurro, Paolo Conte, 1968)

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Antifascismo senza retorica e altre storie (12 aprile 2024)

Il nome di Max Collini è ben noto agli ascoltatori di Zibaldone. Per oltre dieci anni voce e autore dei testi degli Offlaga Disco Pax e in seguito del duo Spartiti, dopo tante collaborazioni musicali ed esperienze teatrali e televisive, pubblica ora il suo primo libro. Un volume scritto insieme all’amico Arturo Bertoldi, Presidente dell’Istoreco di Reggio EmiliaStorie di antifascismo senza retorica (People, 2024).

Ventitré storie che raccontano episodi, aneddoti, eventi del passato e della contemporaneità: storie minime, personali, umane raccontate, appunto “senza retorica”, e senza dimenticare, come scrive lo storico Francesco Filippi nella prefazione del libro, che “è uno spettacolo, l’antifascismo”.

Ne parliamo con Max Collini a pochi giorni dal 25 aprile, accompagnati da alcuni brani, noti e meno noti, della sua ormai ventennale produzione.

Questa la scaletta della puntata:

Max Collini con Massimo Zamboni (Palazzo Masdoni), Max Collini, Giorgio Canali e Rossofuoco (Guernica), Spartiti (Qualcosa sulla vita), Margherita Vicario (Quando gli uomini), Offlaga Disco Pax (Isla Dawson).

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Trent’anni fa: la Lega Nord (5 aprile 2024)

Terza puntata del ciclo intitolato “Trent’anni fa” in cui ci immergiamo nell’Italia di quel fatidico 1994 (e dintorni). Dopo la discesa in campo di Berlusconi (puntata del 26 gennaio) e la fine di Tangentopoli (puntata del 15 marzo), quest’oggi abbiamo parlato della Lega Nord che proprio nell’aprile del 1994 entrava per la prima volta al governo in coalizione con Forza Italia e il Movimento Sociale Italiano. Il partito fondato da Bossi, tra l’altro, fu fondato ufficialmente proprio quarant’anni fa, nell’aprile del 1984.

Che cosa era la Lega? Che cosa è diventata? Come interpretare un fenomeno politico che ha rivoluzionato non solo il nord della penisola, ma, in fin dei conti, tutti gli equilibri politici italiani in un mix segnato da xenofobia, federalismo/autonomismo/secessionismo, difesa del territorio e identitarismo? Ne parliamo con Paolo Barcella, professore di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo, autore di La Lega. Una storia (Carocci, 2022). 

Ci ha accompagnato anche la musica di Michele Serra con Rocco Tanica (Diventa anche tu leghista con l’ipnosi, 1993), Pino Daniele (O scarrafone, 1991), Arpioni (Macchè Padania, 1998), Caparezza (Inno verdano, 2006), Vanessa Bissiri (Se perfuma y toma, 2023)

– Le Ultimissime di Fausto

 – Il ritorno di Bruno

– Último trago: Kairo En los espejos de un café (1994, cover  di Nord sud ovest est, 883). 

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Il Rapporto Italia – marzo 2024 (22 marzo 2024)

Alla terza edizione, il concetto di questo format, peraltro semplicissimo, dovrebbe essere chiaro: nel Rapporto Italia vi presentiamo novità discografiche italiane uscite negli ultimi mesi. L’intenzione è quella di tenervi e tenerci aggiornati sulla musica che si pubblica nel nostro paese, seguendo le orme di artisti, etichette e scene che amiamo in prima persona, così da arrivare, passo dopo passo, ai nomi che ameremo domani. Partiamo dalle coordinate abituali del nostro Zibaldone, quelle della canzone d’autore, e viriamo con scarti più o meno decisi verso territori che potremo definire, ma solo perché nella sua vaghezza il termine lascia molta libertà di manovra, alternative. Infatti, come al solito, in piccole dosi, c’è un po’ di tutto: cantautorato, ovviamente, indie, pop elettronico, funk, post-rock, e quantità volatili di tanto altro. E a distanza di un anno dalla prima edizione del Rapporto Italia, ancor ci è dolce naufragare in queste mappe in parte ancora da tracciare.

Questa la scaletta della puntata:

Mapuche, Cosa nasconde la mia mente (2024); Arianna Pasini, Gravità (2024); Sara Parigi, Rive (2024); Raffaella De Stefano, Ascolto Isoradio (2023); Non Voglio che Clara, Lucio (2023); Andrea Cubeddu, Migrazioni (2024); Bassolino, Città futura (2024); Earthset, La caccia (2023); Vipera, L’allodoletta (2023); I Cani & Baustelle, Nabucodonosor – Essere vivo (2023).

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Trent’anni fa: Tangentopoli (15 marzo 2024)

Questa settimana riprendiamo il filo delle puntate intitolate “Trent’anni fa”, dedicate a una serie di avvenimenti e fenomeni politici, sociali e culturali che hanno segnato la storia italiana. Un anno chiave quel 1994, non solo per la discesa in campo di Berlusconi, di cui abbiamo parlato nella puntata del 26 gennaio scorso, ma anche perché si chiudeva, bene o male, il biennio di Tangentopoli, a cui dedichiamo la puntata di quest’oggi. Cosa è stato Tangentopoli? È stata una rivoluzione morale, come spesso si è detto, o piuttosto un conflitto di potere? E, in secondo luogo, era davvero destino che il sistema della Prima Repubblica cadesse frutto di una profonda crisi più che decennale o, invece, si trattò di qualcosa di imprevedibile e ben più complesso? Ne parliamo con lo storico Andrea Marino, ricercatore presso l’Università degli Studi del Salento e autore di L’imprevedibile 1992. Tangentopoli: rivoluzione morale o conflitto di potere? (Viella, 2023).

Ci ha accompagnato la musica di David Riondino (La ballata del sì e del no), Francesco Baccini (Giulio Andreotti), Edoardo Bennato (Tu chi sei) e i 99 Posse (Ripetutamente).

Non sono mancate Le Ultimissime del nostro Fausto De Salvia e l’último trago con AndikiruMi historia entre tus dedos (Gianluca Grignani).

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Una finestra nel cielo chiuso: poetesse per l’8 marzo (8 marzo 2024)

A Barcellona, l’otto marzo è una ricorrenza che si celebra anche attraverso la lotta, tramite la pratica dello sciopero femminista (in catalano, vaga feminista). Nel 2024, il giorno internazionale delle donne cade di venerdì, e qui a Zibaldone vi proponiamo una puntata su poesia e musica al femminile, con l’auspicio di essere degni compagni di strada nel cammino verso una piena uguaglianza. Ci ha fatto compagnia Alessandra Carnaroli, poetessa, autrice di raccolte come 50 tentati suicidi più 50 oggetti contundenti (Einaudi, 2021) ma anche di un recente romanzo intitolato La furia, uscito per i tipi di Solferino nel 2023. Abbiamo parlato di queste opere, ma anche dell’interessante esperimento di “poesia istantanea” che porta avanti da anni sui suoi profili social, commentando in diretta l’attualità, con una particolare attenzione a tematiche quali il femminicidio e i diritti delle donne.

A completare il programma di giornata, una piccola selezione di canzoni composte a partire da componimenti di alcune delle poetesse più importanti della letteratura mondiale.

Questa la scaletta della puntata (fra parentesi quadre, dopo il nome degli interpreti, riportiamo le autrici dei testi originali):

Pau Alabajos (feat. Gemma Humet, Meritxell Gené, Marta Rius) [Maria Mercè Marçal], Vuit de març (2020); NicoNote [Amelia Rosselli], A. R. (2021); Sergio Endrigo [Emily Dickinson], The morns are meeker than they were (fine anni ’70); Ultra Bra [Anna Achmàtova], Ero (1997); Stubbornly Absent [Wyslawa Szymborska], Cat in an empty partment (2016); Budding Rose [Emily Brontë], Awaking (2013); Fin del Mundo [Alejandra Pizarnik], La noche (2020).

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Una chitarra e mille lire in tasca: canzoni del vecchio conio (1 marzo 2024)

Oggi parliamo di soldi. Ma siccome lo faremo attraverso vecchie canzoni di musica leggera italiana, a farla da padrone saranno le lire. Si sa, le canzonette parlano soprattutto d’amore, ma come ci può confermare ogni cartomante che si rispetti, l’altra principale preoccupazione della gente sono i quattrini, e il pop nostrano ne ha preso atto in vari modi (anche se a volte era solo una scusa per parlare d’amore facendo il giro lungo). Vi proponiamo  canzoni che, a tappe serrate, ci accompagneranno dal 1939 fino al 2011, quando ormai parlare di lire era un puro esercizio di memoria, un tuffo nei ricordi: ed è così che vi invitiamo a considerare questo speciale monografico, che ci ha permesso di riascoltare alcuni classici assoluti e di scoprire alcune piccole, bizzarre canzoni che a nostro parere vale la pena riscattare dall’oblio. Insomma, niente scenari macroeconomici né (ci mancherebbe) farneticazioni neo-autarchiche: ma un ascolto, crediamo, divertente che, in controluce, ci parla della storia recente dello stivale.

Questa la scaletta della puntata:

Gilberto Mazzi, Mille lire al mese (1939); Grazia Gresi, ‘A lira (1959); Enzo Jannacci, Un amore da 50 lire (1962);  Gianni Morandi , Sono contento… (1963); I Ribelli, Per una lira (1966);  Canarini, Il figlio della lira (1967); Adriano Celentano, Svalutation (1976); Federico Troiani, Non c’ho ‘na lira (1981); 883, Con un deca (1992); BriganTony, Tunnamu ‘ca lira (2005); Gazebo Penguins, 300 lire (2011).

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La riforma Calderoli, ovvero la secessione dei ricchi (23 febbraio 2024)

Lo scorso mese di gennaio il Senato italiano ha approvato la legge Calderoli che prevede la cosiddetta autonomia differenziata. Nel mezzo del silenzio più o meno generale, la riforma voluta dalla Lega cambierà gli assetti dell’Italia, con conseguenze molto gravi per il sistema paese e il benessere dei cittadini. Ne parliamo con Gianfranco Viesti, professore di Economia presso l’Università di Bari e autore di Contro la secessione dei ricchi. Autonomie regionali e unità nazionale (Laterza, 2023). Il libro si presenterà venerdì 1 marzo alle 19 alla Libreria Italiana Le Nuvole di Barcellona, in collaborazione con ANPI Spagna “Guido Picelli” e l’Associazione AltraItalia.

– Ci ha accompagnato la musica di Estra feat. Vinicio Capossela (Nordest Cowboys), Eleonora Bordonaro (Iermanimei), Roberta Gulisano (A ccu apparteni) e Raiz (Rosa).

Le Ultimissime

Último trago: Caribbean’s Boys (Bella sin alma, Riccardo Cocciante)

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La Lombardia del ‘900 attraverso il canto popolare (16 febbraio 2024)

Si può raccontare la storia del Novecento attraverso il canto popolare? Assolutamente sì. Ed è quello che ha fatto Daniele Fumagalli, etnomusicologo, polistrumentista, cantautore e direttore del gruppo folkloristico “I Brianzoli” di Ponte Lambro. Nel suo Novecento. Un secolo di storia lombarda narrato attraverso il canto popolare, disco e libro allo stesso tempo, Fumagalli, ospite di Zibaldone nella puntata di questa settimana, ha raccolto quindici canzoni tra la fine dell’Ottocento e gli anni settanta del Novecento. Alla storia ufficiale si affianca una storia popolare, raccontata e trasmessa oralmente dal popolo: un popolo che spera, spara, soffre, emigra, va in guerra, resiste, assiste, si diverte, si delude. Dal suo disco ci siamo ascoltati In libertà ti lascio, Piazza Fratelli Bandiera e I reduci.

Ci ha accompagnato anche la musica del Quartetto Cetra (Mamma mia dammi cento lire), Röda Bönor (La Lega (Sebben che siamo donne)) e Clacson Small Orchestra (Signore delle cime).

Le Ultimissime

Último trago: PerroskyFelicidad, felicidad (Ricky Gianco, 1968)

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Liberiamo Ilaria Salis! (9 febbraio 2024)

Le immagini di Ilaria Salis, portata al guinzaglio nel tribunale di Budapest, hanno fatto il giro del mondo. È ormai da un anno che Ilaria è rinchiusa nelle carceri ungheresi in condizioni insalubri, accusata di crimini surreali per cui le si chiedono 24 anni e abbandonata completamente dalle istituzioni italiane, nonostante gli sforzi del padre Roberto. Il governo Meloni fa orecchie da mercante per compiacere l’amico Orbán che, oltre ad avere convertito l’Ungheria in un’autocrazia elettorale, utilizza Ilaria come moneta di scambio per i suoi interessi in Europa. La vicenda di Ilaria è un vero e proprio scempio democratico che dovrebbe come minimo risvegliare le coscienze di molti italiani ed europei. Ne parliamo con Francesca De Benedetti, capo servizio Europa del quotidiano Domani.

Ci ha accompagnato la musica di Giovanni Truppi & Vinicio Capossela (Nella mia ora di libertà), Orfeo Zenészcsoport (Föld és víz), noÁr (Áron Molnár) (Milyen áron?), Gian Piero Alloisio (Eia eia trallallà) e Mirko e il cane (Non mi ricordo più).

Le Ultimissime di Fausto

Último trago: Samuele ArbaEl jutge Selah Lively (Un giudice, Fabrizio De Andrè)

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Respinti all’Ariston. Vol. 2 (2 febbraio 2024)

Manca poco a quello che rimane probabilmente il più poderoso momento unificante del popolo italiano (nazionale di calcio a parte): il festival di Sanremo. E dopo averlo sostanzialmente ignorato per molti anni, nel nostro piccolo, a partire dall’anno scorso crediamo di avere trovato il modo giusto per parlarne. E anche il momento: cioè subito prima che si aprano le danze e in tutta Italia, per cinque giorni, furiosamente, non si parli d’altro (abbastanza poco delle canzoni, a ogni buon conto). Eccoci quindi pronti per il secondo capitolo di “Respinti all’Ariston”, con altri dieci pezzi che a Sanremo hanno provato ad andarci, ma per i motivi più disparati non ce l’hanno fatta. E se per i brani più eccentrici è facile immaginare il perché, altri ci dimostrano che, ieri come oggi, i criteri di ammissione al festival sono misteriosi o direttamente imperscrutabili. Anche quest’anno cominciamo dagli anni ’50 e arriviamo al presente: perlopiù con un brano per decennio, tanti nomi importanti e un paio di sorprese. E come l’anno scorso, no, non ci sono i Jalisse, veri e propri padrini spirituali della nostra serie, che dopo avere espugnato Sanremo nel 1997 si vedono immancabilmente respinti anno dopo anno. Chissà, forse l’anno prossimo vi faremo sentire uno dei loro moltissimi brani esclusi.

Questa la scaletta della puntata:

I Campioni (canta Tony Dallara), Come prima (1957); Gino Paoli, Prima di vederti (1965); Caterina Caselli, Una storia d’amore (1967); Rosalino, Storia di due amici (1972); Franco Franchi e Ilona Staller, Cappuccetto Rosso (1978); Mia Martini, E ancora canto (1981); Diego Abatantuono e Claudio Bisio, Complimenti (1992); Syria, Momenti (2008); Perturbazione, Dipende da te (2016); Subsonica, Universo (2024).

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