Di lotte nelle valli alpine e di gruppi che non vengono dal Libano (23 settembre 2011)

È arrivato l’autunno. E sempre autunno è, per quanto dolce e candido, come quello che stiamo vivendo qui sulle coste del Mediterraneo catalano. E anche a Zibaldone è arrivato l’autunno, accompagnato da quel mese di settembre che cantava qualche tempo fa Alberto Fortis. E proprio con Settembre del cantante piemontese abbiamo aperto questo primo venerdì autunnale del 2011.

Sulle note dei Roxy Music, dei Black Merda e dei Jefferson Airplane, è ritornata a farci visita Valentina, che avevamo già avuto ospite ai nostri microfoni qualche mese fa e che ci aveva informato sull’Acampada Barcelona. Ora, reduce da un soggiorno di oltre un mese in Val di Susa, Valentina ci ha raccontato la sua esperienza e le sue impressioni su una lotta che continua da più di vent’anni. Dalla nascita nel 1991 fino agli ultimi gravi scontri di quest’estate abbiamo ricordato la storia del movimento NO TAV, un movimento determinato che rappresenta una risposta collettiva di tutta una valle. Abbiamo parlato delle motivazioni di questa lotta, motivazioni non solo ambientali ed economiche, ma anche politiche ed ideologiche. La democrazia come possibilità di decidere liberamente del e sul proprio territorio, insomma. Una motivazione affatto secondaria che, come ci ha ricordato anche Valentina, è presente anche in altri luoghi e non solo nella nostra piccola valle alpina.

Dopo una lunga assenza è ritornato ai microfoni di Zibaldone anche il nostro caro Fabrizio, con il suo Art Box, un piccolo vaso di Pandora di prelibatezze artistiche e musicali. Accompagnato da Ella, un’amica svedese che a noi italiani non poteva non far ricordare l’Anita Ekberg che si bagnava nella fontana di Trevi, Fabrizio questa volta ci ha raccontato la storia di un gruppo statunitense che ha lo stesso nome della capitale del Libano, i Beirut. Guidati da Zachary Francis Condon e nati nel 2006 nell’America più profonda, i Beirut hanno trovato un perfetto equilibrio tra l’indie-rock e le sonorità balcaniche. Intrepidi, giovani e forti, questi Beirut, come i trecento che perirono con Carlo Pisacane a Sapri nel 1857.

E tra tanta buona musica, come è buona usanza in un programma radiofonico, questo venerdì abbiamo inaugurato anche una nuova sezione del nostro Zibaldone: la Trash Zone. Una zona nera, nerissima, il fondo di un burrone, almeno per quanto riguarda la cultura e il buon gusto. Ma è ciò che l’Italia ha, in fin dei conti, prodotto in questi ultimi decenni. Non solo Fellini e Battiato, non solo Moravia e Battisti, ma anche Drive In, Amici e Striscia la Notizia sono prodotti del nostro Belpaese. E dunque perché non ricordare anche questi buchi neri dell’universo italiota? Oggi abbiamo iniziato con la zona trash ripescando dal baule dei ricordi un «artista poliedrico» come lo definisce la sua pagina su wikipedia: Francesco Salvi. E non abbiamo potuto fare a meno di riascoltarci quello che fu un tormentone nel lontano 1989: C’è da spostare una macchina.

Buon ascolto! E soprattutto buona fortuna!

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