Di radio libere, ma libere veramente. Con Eugenio Finardi (15 febbraio 2013)

Quando son solo in casa e solo devo restare… vi ricordate quella canzone che iniziava così? Non ci dovrebbe essere nemmeno la necessità di ricordarvi il titolo di questa canzone, ma per i più sbadati lo facciamo lo stesso: La radio di Eugenio Finardi. Per chi ogni settimana si trova in una radio libera e porta avanti un programma come il nostro Finardi-Isaac-11una canzone come quella che Finardi scrisse nell’ormai lontano 1975 è un vero e proprio inno. Bene, l’inno questa volta siamo riusciti a portarlo proprio nei nostri studi! Nel piccolo studio di Radio Contrabanda, all’ultimo piano di uno degli edifici che danno sulla Plaza Reial di Barcellona, abbiamo avuto come ospite proprio lui: Eugenio Finardi.  A Barcellona per partecipare al Festival Cose di Amilcare (in collaborazione in questa data e nelle prossime con il Festival BarnaSants), Finardi ha regalato a un pubblico calorosissimo un  Finardi-Isaac-14concerto davvero emozionante sul palco dell’Auditori Barradas accompagnato al piano da Paolo Gambino. Perla della serata la partecipazione speciale del cantautore catalano Joan Isaac, con cui Finardi ha duettato sia accompagnando Isaac in Il momento per lei sia proponendo un’inedita versione italiana – tradotta da Sergio Secondiano Sacchi – della canzone più conosciuta di Isaac: A Margalida. Eugenio ci ha accompagnato durante la prima parte del nostro Zibaldone, raccontandoci  molte cose della sua quarantennale carriera, del suo presente e dei nuovi progetti che sta sviluppando. E soprattutto raccontandosi con grande passione e con grande cuore. Immancabile una colonna Finardi-Isaac-2sonora per l’occasione con alcuni dei grandi successi del cantautore italo-americano, come Dolce Italia e Secret Streets, e altre canzoni dei suoi ultimi progetti, come il rock potente del suo Sessanta, uscito nel 2012, o le versioni italiane dello straordinario cantautore russo Vladimir Vysotskij contenute in Il cantante al microfono, uscito nel 2008. E qualche chicca in più, come la cover di Midnight Hour e di Pugni Chiusi

Dopo la musica ribelle e libera arriva il turno dell’informazione libera. Come ogni settimana, l’inscalfibile Banzo prende freneticamente appunti per presentarci la sua Repressione Today. Apriamo con una notizia italiana, pienamente in sintonia con il clima di elezioni incombenti: a Civita Castellana, in provincia di Viterbo, alcuni militanti di Casa Pound hanno interrotto un incontro pubblico con Sandro Ruotolo, Nicola Tanno al Parlament de Catalunyagiornalista, storico collaboratore di Michele Santoro e candidato alla presidenza della regione Lazio per Rivoluzione Civile. Dietro l’irruzione, una ferma presa di posizione di Ruotolo contro il movimento neofascista e gli insulti omofobi di un suo militante al segretario di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola. Passiamo poi dall’Italia alla Catalogna per raccontarvi l’ennesima storia di multe a attivisti politici, in questo caso antifascisti rei di protestare contro il movimento xenofobo Plataforma per Catalunya nella sua roccaforte di Vic. Anche questa settimana spazio alla Plataforma Afectados por la Hipoteca, la cui iniziativa di legge popolare contro gli sfratti è stata ammessa alla discussione del parlamento spagnolo, praticamente in concorrenza con la riforma varata quasi in solitudine dal Partido Popular. Sul fronte dei proiettili di gomma, una splendida notizia: un caporale e un sergente dei Mossos d’Esquadra saranno tenuti a comparire come indagati il prossimo 4 marzo, nell’ambito delle indagini per il ferimento di Nicola Tanno, più volte nostro ospite in studio, che perse l’occhio destro la notte dell’11 luglio 2010. Chiudiamo con la lunga storia del combattivo sindacalista e nostro compagno a Contrabanda FM Andreu de Cabo, licenziato da TMB, l’azienda che si occupa dei trasporti metropolitani barcellonesi, proprio per via delle sue battaglie sindacali e il cui caso arriverà la prossima settimana a conclusione, dopo mesi di lotta, con una sentenza di tribunale che ci auguriamo positiva.

Le elezioni politiche si avvicinano, i dibattiti televisivi si susseguono e le nostre preoccupazioni crescono. Al fine di esorcizzarle con un po’ di sana ironia la carissima Eva Vignini ha dedicato la Trash zone di oggi ai peggiori inni elettorali di sempre. L’abbinamento fra musica e politica è sicuramente difficile soprattutto in un paese come l’Italia dove spesso può produrre risultati aberranti. Il premio per gli inni più brutti va sicuramente ai partiti di centro destra ed in particolare a Forza Italia e Pdl, agghiacciantiPartito Lotteria tanto nei contenuti quanto nella forma in cui vengono presentati, videoclip corredati di un testo scorrevole stile karaoke. Volendo mantenere poi una sorta di par condicio abbiamo scovato per voi un recente inno del PD in stile Village People. Per concludere con una bella ciliegina infine non è potuto sfuggire alla nostra attenzione neppure il futurista inno dell’Udeur che con i suoi suoni computerizzati in stile spaziale ci ha riportato con affetto a quei pomeriggi sereni degli anni ‘80 passati a guardare Goldrake e Daitan in televisione. E anche un altro inno, quello del fantomatico Partito Lotteria… al quale sono seguite le incursioni di due personaggi che ormai sono diventati, malgrè nous, degli ospiti fissi: la signora Gina, che ci chiama sempre in diretta per raccontarci che combina nella sua vita da pensionata attivissima, e Bruno, comico serio specializzato in frizzi, lazzi, freddure, barzellette, canzoni stonate e chi più ne ha più ne metta…

Una capra bianca su sfondo nero ci fissa negli occhi durante l’último trago di oggi. Si tratta di un gruppo che fa canzoni d’autore, testi stridenti con risacche poetiche appoggiate su un bel pop- rock quasi plumbeo che sperimenta l’elettrico e accoglie il new wave. Si chiamano Elio Petri (come il regista straordinario che amiamo, sì): era un Elio Petriprogetto solista qualche tempo fa, quando uscì Non é morto nessuno (2009), ora invece sono un gruppo a tutti gli effetti e nel cammino hanno anche perso una parentesi attorno alla «e». Dall’album Il bello e il cattivo tempo, prodotto dalla label indipendente perugina Cura Domestica nel 2011, c’ascoltiamo Il disprezzo: e con questa ci salutiamo, anche se il disco meriterebbe d’essere esplorato a fondo, in compagnia della Capra astrale che c’osserva dalla copertina. A venerdì prossimo!

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