Di «canti di grano» e di bellezza in bicicletta (11 maggio 2012)

È maggio. C’è il sole. C’è un cielo azzurro che più azzurro non si può. La primavera pare che stia spianando la strada all’estate. La gente manifesta nelle strade, ricordando con allegria e con passione il primo anniversario di quel 15 maggio che ha davvero rivoluzionato le piazze e le menti spagnole. E noi, imperterriti zibaldoniani, dal nostro piccolo ridotto in un vecchio edificio che guarda sulla Plaça Reial, abbiamo voluto iniziare con una canzone che più solare, allegra e passionale non si può: Bright Side of the Road di Van Morrison.

Mentre Ani DiFranco riempie le vostre orecchie con il rock di Outta Me Onto You si accomodano nel nostro studio Tonj Acquaviva e Rosie Wiederkehr, anima e corpo degli Agricantus, un gruppo che non ha proprio bisogno di presentazioni. Qualche mese fa, in compagnia di Natacha Tanzilli, Tonj ci aveva fatto visita e ci aveva parlato degli ultimi lavori degli Agricantus. Uno su tutti: Millenium Klima, un album di impegno sociale, segnato dalla lotta in difesa dell’ambiente. Accompagnato questa volta da Rosie, Tonj è venuto a parlarci dei nuovi progetti del più famoso gruppo di world music italiano. Quali? Una tournée estiva che porterà gli Agricantus in giro per l’Italia, per l’Europa e per il mondo, un attesissimo nuovo album e molte, molte altre cose… tra cui, tanto per iniziare, il prossimo concerto proprio qui a Barcellona nell’ambito del Festival Zibaldone Radio Experience che proprio noi zibaldoniani organizziamo con la collaborazione dell’Associazione AltraItalia al Teatre Gespa venerdì 18 maggio a partire dalle 18h30. Volete lasciarvi scappare l’opportunità di vedere gli Agricantus per la prima volta dal vivo a Barcellona? Tanto per rinfrescarvi la memoria e farvi venire l’acquolina in bocca, vi abbiamo proposto due meravigliosi pezzi della band siciliana: Istanbul – dalla colonna sonora de Il bagno turco di Ferzan Özpetek – e Disiu dall’album Tuareg, premiato qualche anno fa con la prestigiosa targa Tenco.

E con la Trash Zone di oggi torniamo a riaccendere  le manopole della televisione degli anni ottanta, torniamo a navigare nel tubo catodico dei ricordi di gioventù, e lo facciamo con una serie tivù all’insegna della produzione a basso costo, di quelle che piacciono a noi: I ragazzi della terza C, prodotto per adolescenti confezionato dalla Fininvest,  accompagnò per anni i pomeriggi indolenti dell’Italia del riflusso.  Tra pubblicità più o meno occulte (potremmo dire quasi spudorate, in realtà), tra zainetti  in spalla e ricreazioni anelate,  i personaggi della serie ritraevano uno ad uno tutti gli stereotipi sociali di cui tanto abbiamo bisogno: le due secchione antipatiche e bruttine, la bella bionda di buona famiglia, il ribelle pluriripetente, e l’immancabile imbranato cicciottello e goffo, quel  Bruno Sacchi dai capelli rossi protagonista indiscusso della serie (nonché  della sigla di chiusura). Non mancavano poi il cartolaio filosofo, la giovane dark orientalista e la coppia di innamorati zuccherosi in motorino: il tutto in salsa romanesca, recitato da attori che avevano all’incirca il doppio degli anni dei loro personaggi, con una fotografia e una resa del suono ai livelli dei filmini fatti in casa. Ma soprattutto tanta frivolezza, tanti prodotti in vendita, tanta voglia di vacanze e di televisione. D’altronde, che vorremmo di più?

Parliamo di bicicletta e di spazi urbani, parliamo di come pensare e sognare la città in cui vorremmo vivere: sono venuti a trovarci Jordi e Carles, assidui e veterani frequentatori di un raduno a due ruote che si ripropone ogni mese nelle città di tutto il mondo, ovvero la Critical Mass. Un movimento in bicicletta che rivendica il diritto di vivere la città senza l’uso del motore, una “massa critica” che propone uno spazio senza automobili, costruendolo e mostrandolo in giro per le città. Basta una bicicletta per fare parte della Massa Critica, basta unirsi agli altri e pedalare, e ricordarsi che “noi non blocchiamo il traffico: noi SIAMO il traffico!”. A volte bisogna essere in tanti per cambiare le cose, anche se si è piccoli e silenziosi si può diventare uno sciame che con il suo solo esistere e muoversi riesce a mettere  in discussione il vigente sistema di pensiero, un passo alla volta, un giro di pedali alla volta. A Barcellona, la Massa Critica si raduna ogni primo venerdì del mese alle 20, all’ Arco di Trionfo. Facciamoci sentire, facciamo girare le ruote e trillare i campanelli!

E dopo il nostro involontario aggiornamento sugli abusi delle forze dell’ordine in terra catalana (purtroppo abbiamo sempre qualcosa da raccontarvi, nostro malgrado) apriamo le porte alle canzonette di chiusura del consueto consiglio musicale della settimana. Oggi Laura ed Enrico c’hanno proposto una versione estesa della rubrica: non un autore, non un disco, bensì un’intera casa discografica indipendente, La Famosa Etichetta Trovarobato, che tante volte s’è affacciata sulle proposte musicali del nostro programma. Cosa fa una casa discografica in un’era senza dischi? Sperimenta, gioca, mette insieme i suoni, s’inventa modi nuovi di esistere. Nata dieci anni fa dalle mani dei Mariposa, la Trovarobato ha saputo con maestria fiutare la “musica componibile” trovata lungo il cammino, ha messo al mondo due sottoetichette, s’è inventata un servizio d’abbonamento ed ha distribuito sonorità contrastanti dal palco bolognese verso il mondo. Dal cantautorato di Dino Fumaretto (di cui c’ascoltiamo Mente Spostata) alle sonorità elettro-rock di Boxeur the Coeur, dai suoni affastellati e naif di Musica per Bambini (abbiamo messo in onda il suo Cose da non fare al gatto) allo stridente cinismo di Iosonouncane: una produzione variegata e brulicante, su cui vige quell’attenzione ludica che ha sempre caratterizzato la musica dei Mariposa. E proprio con una canzone dei Mariposa, Sudoku, concludiamo il nostro siparietto musicale e la puntata di oggi: ci rivediamo venerdì prossimo alla grande festa di Zibaldone!

Saluti a tutti e .. CLASH THE RADIO!

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