Di pianoforti e di bestiari familiari (8 giugno 2012)

Uno Zibaldone dolce come lo zucchero di canna e energetico come lo zabaione quello di questa settimana, care ascoltatrici e cari ascoltatori. Proprio quando la Spagna è finita nel baratro dei paesi europei «salvati» dalla troika con un governo inconsistente e ridicolo ben rappresentato dai volti del presidente Rajoy e del ministro dell’Economia De Guindos, noi abbiamo pensato bene di dedicare due ore alla canzone d’autore. Il cantautorato non ha mai avuto vita facile in questo mondo: nemmeno negli anni dorati di Brassens, De André e Guccini. Men che meno in questi tempi di fine di un mondo e di un’epoca. Ma non molla, non demorde e continua a regalarci perle di ineguagliabile bellezza. Come quelle del primo ospite che è venuto a farci visita in questo caldo venerdì d’inizio giugno.

Abbiamo avuto infatti la fortuna e l’onore di avere nel nostro piccolo studio uno dei maestri della nova canço catalana: Joan Isaac. Attivo da ormai quarant’anni sulla scena barcellonese e internazionale, Joan è venuto a presentarci in esclusiva per Zibaldone il suo ultimo album, Piano piano…, uscito meno di un mese fa. Un doppio cd che contiene venti canzoni dove la voce di Joan Isaac è accompagnata da dieci pianisti d’eccezione come Eros Cristiani, Francesc Burrull, Manel Camp, Jordi Badia e Xavier Ibáñez. E molti altri. Ma con Joan abbiamo parlato di tante cose: dai suoi inizi nella Barcellona degli ultimi anni del franchismo, quella Barcelona, ciutat grisa che canta anche in questo ultimo album, all’incontro con Roberto Vecchioni al Festival Tenco di oltre un decennio fa e da cui nacque un’altra perla: Les cartes d’amor, contenuta nel suo Joies robades del 2002. Ma tra una chiacchiera e un’altra abbiamo parlato anche di Bob Dylan, di Donovan, di Aute… e dei nuovi progetti che lo vedono coinvolto. Come il concerto per la presentazione di Piano, piano… questo venerdì 15 giugno all’Auditori Pau Casals del Vendrell (Tarragona). Per conoscere questo grande cantautore e poeta, date un’occhiata qui.

Tra La mauvaise réputation di George Brassens e un Eugenio Finardi che canta Vysotsky, non poteva mancare l’appuntamento settimanale con la Trash Zone. La nostra carissima Eva Vignini questa volta ci ha portato un personaggio dell’uderground romano: Richard Benson. Un personaggio di tutto rispetto che non ha nulla da invidiare al mago Gabriel o a Mauro Repetto. Tutt’altro. Un uomo immeritatamente poco conosciuto fuori dalla cerchia dei (pochi) intimi che vivono tra Frosinone e Fregene. Un performer situazionista della fine del XX secolo che urla a più non posso e che riceve polli in faccia durante i concerti. Ma chi lo conosce, lo ama. O lo odia. E sicuramente non si scorda di lui. Come il nostro caro Angelo che ci ha chiamati addirittura da un panfilo nei mari della Corsica con dei magnati statunitensi amanti delle aragoste e del buon vino…

È venuto poi a farci visita un giovane e bravissimo cantautore napoletano: Alessio Arena. Scrittore e poeta, Alessio è anche e soprattutto un esponente della nuova canzone d’autore come nella migliore tradizione europea. L’anno scorso è uscito Autorretrato de  ciudad invisible, un EP di canzoni in spagnolo. Ma Alessio è il migliore esempio de El viajante di Ricardo Solfa (alias Sisa), anche se non lo vuole ammettere, e del crogiuolo di culture, lingue ed esperienze che è stata e continua ad essere Barcellona da almeno un decennio. Alessio ci ha suonato in diretta alcuni pezzi, accompagnato dalla sua meravigliosa chitarra, anche in italiano ed in catalano, offrendoci delle primizie dal suo prossimo album: Bestiari familiar. O Bestiario familiare, che dir si voglia, visto che sarà un album con la metà delle canzoni in italiano e la metà in catalano. Per conoscere questo cantautore dal grande futuro e scoprire anche la sua attività di scrittore, entrate nella sua pagina web.

E per chiudere la nostra Serena ci ha portato la pillola musicale della settimana. Questa volta è toccato a un grande musicista italiano: Bobo Rondelli. Attivo fin dalla fine degli anni Ottanta, Bobo Rondelli è uscito nel 2011 con un nuovo lavoro L’ora dell’ormai, all’altezza di quell’indimenticabile Disperati, intellettuali, ubriaconi del 2002 che gli valse sia il Premio Tenco che il Premio Ciampi. Da L’ora dell’ormai ci siamo sentiti Sporco denaro e La giostra. Per saperne di più di Bobo Rondelli, cliccate qui. Ci risentiamo la prossima settimana: buon ascolto e buona crisi economica!

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