Di folk immaginario, di predicatori imberbi e di altri animali (18 gennaio 2013)

Torna come al solito il venerdì, e noi di Zibaldone ci ritroviamo come sempre in studio a sintonizzare le antenne e sturarvi le orecchie. Siete pronti? Cominciamo bene, cominciamo con un album da ascoltare. La Banda Elastica Pellizza, scoppiettante formazione attiva e suonante dal 2004, ha sfoderato da poco una nuova sfilza di canzoni, impacchettate insieme con il titolo Oggi no. 

bandaelasticapellizzaE’ un piacere tornare a parlare di loro, dopo aver celebrato l’apocalissi in compagnia di uno dei componenti del gruppo (quel Paolo Rigotto, autore istrionico e percussionista della Banda, che gironzolava tra i microfoni in attesa della fine del mondo, un po’ di puntate fa). Chissà quante e quali strabilianti avventure avranno da raccontarci… E visto che di certo vi siete incuriositi, andate a rovistare qui.

C’è poi un lusso che non smettiamo di concederci, una magia che ogni volta si ripete tra cavi e spinotti e che non possiamo fare a meno di regalarci: quando arrivano in studio ospiti che si mettono a suonare, solo per noi, solo per allietare le onde radio, è sempre una gioia, l’umore si ribella e la lampadina rossa sulla porta s’illumina di più. eded-763x393 Toni Bruna, cantautore triestino che già vi abbiamo rifilato in altre occasioni, è arrivato a Barcellona con un’auto scassata carica di musicisti, strumenti vari (un clarinetto, uno xilofono giocattolo, le percussioni, la macchina fotografica, la moka…) e soprattutto voglia di suonare. Tre concerti, uno dopo l’altro, tra bar e loft della città, c’han permesso di conoscere questo gruppo ancora tutto da Toni Bruna esplorare: un folklore immaginario carico d’atmosfere jazz, un cantautorato che viaggia sulla lingua di Trieste e parla di frontiere, un’ironia arguta sempre in bilico sulla malinconia. Suonano dal vivo in esclusiva sulle onde di Zibaldone, e per saperne di più, cercateli qui.

Come ogni settimana, torna la Repressione Today dell’incombustibile Banzo, sfortunatamente mai a corto di notizie. Cominciamo ritornando sul tema dei desahucios, gli sfratti che stanno assumendo in Spagna i connotati di un’autentica emergenza sociale. Il governo cerca di porre un argine al problema con l’istituzione del cosiddetto Fondo Social de Viviendas, promosso dal PP in sostanziale solitudine e presentato dal numero due del governo Soraya Sáenz de Santamaria con una lacrimevole conferenza stampa che ha suscitato ironie e perplessità, proprio mentre i movimenti si accingono a convocare una manifestazione di protesta contro l’endemica corruzione del Partido Popular. PAH Ci spostiamo negli USA per rendere conto dei suicidio del cyberattivista Aaron Svartz, al momento della morte sotto processo per avere diffuso gratuitamente quattro milioni di articoli accademici dell’archivio a pagamento JSTOR, e il cui gesto estremo è attribuibile proprio agli strascichi di tale processo. Spazio anche all’Italia, con il caso del teramano Davide Rosci e degli altri cinque condannati per i fatti del 15 ottobre 2011 a Roma, nell’ambito delle manifestazioni internazionali degli indignados: anche in questo caso, come già a Genova nel 2001 è stato rispolverato il reato di devastazione e saccheggio, risalente al Codice Rocco di epoca fascista, e la dinamica dei fatti contestati agli accusati non pare esattamente trasparente. Un paio di brevi flash catalani sulle azioni degli Iaioflautas, gli adorabili pensionati contestatori in prima linea contro tagli e repressione, e sulla risposta degli antifascisti del Raval alla scorribanda neonazista dello scorso 7 gennaio, della quale vi avevamo parlato nell’ultima puntata.

Ed ecco che torna la Trash zone della carissima Eva Vignini, a dimostrarci ancora una lvolta che al peggio non c’è mai limite: oggi ci presenta una band salernitana di irritanti bambocci dal nome The Holy generation. La velenosa ricetta di questo apparentemente innocuo gruppetto di adolescenti si compone di arrangiamenti orrendi, basi hip-hop scadenti ed infine l’ispirazione cattolica dei testi volti a sciorinarvi tutta una serie di giudizi moralisti sul sesso, sulla convivenza, sulla droga e sulle vostre intere esistenze. Anche se vi siete considerati sempre delle brave persone, questo gruppo di sedicenni  che crede di saperne molto più di voi è li a giudicarvi ed a ricordarvi quanto miserabili siano le vostre peccaminose esistenze. Neppure gli atei possono evitare di esclamare, ascoltandoli: “Oh mio Dio..! Ma perché?”

Oggi la signora Gina non ha telefonato, impegnata di certo in qualche cenacolo di comari (si sarà forse dimenticata di noi?) ma oramai ci siamo affezionati alla sua voce stridula e siamo andati a spiare nel cellulare che suo figlio Dani perse qui, non si sa come, un po’ di tempo fa. Scopriamo sempre nuove cose sulla vita di questo misterioso figlio ingrato che non si fa trovare mai… Non è mancata invece, ahinoi, l’incursione di Bruno, il comico serio che vuol raccontare barzellette, deve aver corrotto qualcuno alla porta perché altrimenti non si spiega la sua costanza nell’interrompere il programma coi suoi frizzi e lazzi. Di certo è tenace, se continua così rischiamo di affezionarci anche a lui…

E per l’ último trago di oggi andiamo a sbirciare dentro i meandri del GattiMezzi vernacolo toscano, in qualche taverna fumosa condita di swing, dalle parti di Pisa per la precisione, dove si narra che  in tempi scabrosi e lontani ci fossero gatti fradici (gatti mézzi, dice il proverbio) a scantonare tra i vicoli. Il duo pisano I gatti mézzi (e ormai sono un quartetto, ché ai due autori con voce e pianoforte si sono aggiunti contrabbasso e percussioni) sanno creare, con il loro jazz un po’ sgraziato e molto tenero, atmosfere da cenacolo famigliare: scanzonati e buffi, san fare ironia dell’umano e della morte (c’ascoltiamo oggi Morirò d’incidente stradale), ammiccano all’amore e alla dolcezza, dan voce agli impulsi molteplici e aggrovigliati di questa nostra specie. Siam Berve fra le berve, dice il titolo del loro quarto disco (2011), e da lì preleviamo il singolo Nella borsa delle donne. Il tutto avviene rigorosamente sulle rive dell’Arno, dove fioriscono parole misteriose e dove alcune consonanti sono scomparse da tempo.

Buon ascolto e ci risentiamo venerdì prossimo!

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