Parlare di una figura come quella di Donald Trump, a questo punto del suo secondo mandato presidenziale, potrebbe suscitare sconforto, nausea, perfino un rassegnato silenzio (del plauso dei suoi sostenitori sarebbe superfluo parlare visto che siamo strenuamente ai loro antipodi): oggi però preferiamo focalizzarci su altri sentimenti, come la rabbia, il sarcasmo, l’indignazione, e su come siano stati utilizzati da molteplici artisti, statunitensi, ma non solo, per descrivere
l’ineffabile orange man nelle loro canzoni (perché sì, oggi parleremo di politica esclusivamente attraverso la musica).
Per esempio, quelle risalenti a una decina di anni fa riflettono il rifiuto alla sua imprevista elezione e a alcune delle sue prime politiche (ad esempio il famigerato muslim ban) mentre i brani più recenti sono quasi delle instant songs volte a raccontare le proteste di Minneapolis e gli abusi dell’ICE. Ed è proprio dal presente che partiamo, andando su e giù per l’ultimo decennio in un viaggio musicale dalle tappe serrate, fra canzone di protesta, punk-hardcore, trap, comedy music e una spruzzatina di elettronica, accompagnati sia da nomi arcinoti che da musicisti sconosciuti al grande pubblico, tutti uniti in un composito, variopinto, necessario vaffanculo musicale che speriamo possa risuonare a lungo.
Questa la scaletta della puntata:
Bruce Springsteen, Streets of Minneapolis (2026); Billy Bragg, City of heroes (2026); Mitch Benn, ICE ICE (maybe) (2026); Emilio Rojas, I hate Donald Trump (2016); D.O.A., Fucked up Donald (2016); Anal Trump, Not so funnynow, is it motherfuckers? / Me first! / Body cambera malfunction (2026); The Original Donald Trump, Dump Trump (2016) / Jeffrey Epstein Was My Friend (2020); Ryan Harvey, Ani DiFranco, Tom Morello, Old man Trump (2016); Moby and the Homeland Choir, Trump is on your side (2016); Philémon Cimon, Trump parle comme Elvis (2020); Mara Redeghieri, STrump (2017); Earthquake Island, No ban, old blonde guy! (2017).
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