Tra il lungo Sessantotto e le poesie di Daniel Cundari (26 aprile 2019)

Il menu dello Zibaldone di questo venerdì è stato il seguente:

Daniel Cundari è uno dei rinnovatori della poesia italiana. Scrive sia in dialetto calabrese, la sua terra di origine, sia in italiano, ma anche in spagnolo, sua terra d’adozione. Premiato in diverse occasioni, è autore di diverse raccolte di poesie, tra i quali Cacagliùsi / Balbuzienti (2006), Il dolore dell’acqua (2007), Geografía feroz (2011), Poesie contro me stesso (2014). Con lui abbiamo parlato della poesia dialettale, della lingua dei nonni, di quella dei padri e di quella dei figli. E ci ha regalato alcune letture in diretta.

– Come si può raccontare il lungo Sessantotto attraverso le canzoni? Ce lo spiega un libro di Sergio Secondiano Sacchi, Sergio Staino e Steven Forti intitolato Vent’anni di Sessantotto. Gli avvenimenti e le canzoni che raccontano un’epoca (Squilibri Editore). Ve ne abbiamo proposto una presentazione musicata ascoltandoci alcune delle 45 canzoni contenute nei 2 CD che accompagnano il volume: Ricky Gianco, Dopo dieci anni; Alessio Lega, Valle Giulia; Jasband, La storia; Otello Profazio, La regina senza re; Peppe Voltarelli, Combat; Alessandro D’Alessandro, Azzurro; Pan brumisti, I padroni della città; Alessio Arena, Che vuole questa gente; Corentin Sauvetre, Chacun de vous est concerné; Cece Giannotti, They Killed Him; Luiz Murá, Pra não dizer que não falei de flores; Marta Gómez, Tragedia de la Plaza de las tres culturas; Wayne Scott, Chicago; Sílvia Comes, La primavera de Praga; Iannis Papaioannou, Tραγου′διΣωτη′ρηΠε’τρουλα; Alberto Patrucco, È finito il Sessantotto.

Le Ultimissime di Fausto

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