Le copertine spiegate alla radio (3 luglio 2026)

La radio è innanzitutto suono: voci e musica. È una banalità? Certamente, ma è anche un dato di fatto. E finisce per implicare che alla radio sia più difficile raccontare adeguatamente l’aspetto visivo della musica che, benché non preponderante (o almeno: non dovrebbe esserlo) ha contribuito in modo decisivo alla consacrazione di carriere e alla creazione di mitologie. Ora, personalmente non ci ha mai attratto troppo l’aspetto modaiolo della musica pop (in parole povere, il look dei cantanti), ma le copertine degli album… Beh, quello è completamente un altro discorso. Ed è interessantissimo. La cover, soprattutto nell’era della musica in vinile, ha giocato un ruolo decisivo nel presentare la musica al pubblico, e come anticipavamo più sopra, a indirizzarne o consolidarne, anche solo in minima parte il successo. Ma si può parlare di un simile argomento alla radio? Non c’è il rischio di essere pedanti nel raccontare le immagini puramente a parole? Beh, comunque sia è un rischio che abbiamo voluto correre, e quindi eccoci qui a presentarvi una manciata di copertine variamente iconiche, ovviamente accompagnate da un brano per ogni immagine. Anche se, lo avrete capito, per una volta, parleremo meno delle canzoni. Riusciremo a condurre in porto questo esperimento? A voi l’ardua sentenza.

Questa la scaletta della puntata:

Wild Man Fischer, The taster (1969); King Crimson, In the court of the Crimson King (1969); Joy Division, Disorder (1979); The Smiths, The boy with the thorn in his side (1986); Nirvana, Drain you (1991); Slint, Breadcrumb trail (1991); Minutemen, Corona (1984); Minor Threat, Filler (1981); Deftones, Be quiet and drive (far away) (1997); Godspeed You! Black Emperor, Storm (2000); The Caretaker, We don’t have many days (2016).

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